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PALIO DEL GRANO DI CASELLE IN PITTARI

Aggiornato il: 29 ago 2018



Il Palio del Grano di Caselle in Pittari: esperimento di ruralità e vita contadina autentica.

Caselle in Pittari è una comunità di 1982 abitanti dove le persone tra loro si scambiano più spesso il frutto del proprio lavoro che il denaro. Hanno inconsapevolmente creato e mantenuto una rete di scambio che fa sì che di rado le uova si prendono al supermercato, quasi mai la verdura dal fruttivendolo e il sugo si fa sempre in casa. Nel 2004 un sociologo originario di Caselle, Antonio Pellegrino, torna da un’esperienza lavorativa in Toscana e, in collaborazione con la Pro Loco e l’associazione Terra Madre, dà vita ad un esperimento destinato a marcare in modo indelebile i momenti collettivi e le festività dei casellesi.

Il Palio del Grano ha l’obiettivo di “liberare” il valore della cultura contadina e della memoria, riproponendo delle prassi proprie della vita rurale nell’ambito di una gara nella mietitura a mano.

COME FUNZIONA Il Palio del Grano si svolge la terza settimana di luglio, da ormai undici anni, quando in un giorno si incontrano tradizioni, radici e innovazione, in quella che non è solo una rievocazione del passato, ma una staffetta in un campo diviso in corsie. Le squadre si incontrano la mattina alle ore 6.00 in piazza, con falce in mano, per dirigersi tutti insieme a piedi al campo, dove si svolgerà la gara su circa 3.600 metri quadri di terreno.

Alla gara partecipano otto rioni di Caselle (quattro del centro storico e quattro dell’abitato nuovo), che dall’edizione del 2010 sono gemellati con altri paesi limitrofi sulla scorta delle relazioni che un tempo intercorrevano tra le persone dei diversi luoghi. Ogni squadra consta di 6 mietitori del proprio rione, 6 del paese gemellato, e 8 irmitatrici, ovvero donne che legano le fascine di grano, per un totale di 20 partecipanti a squadra e di 160 nell’intero Palio. Ad ogni squadra viene assegnata una pista di grano larga 5 m. e lunga 100 m., che dovrà mietere con un percorso a staffetta. Vince il Palio del Grano la squadra che mieterà per prima la propria porzione di grano, rispettando i giusti criteri di mietitura e di sistemazione delle fascine.

QUELLO CHE CONTA È così, come il detto, l’importante è partecipare, ovvero riportare un momento di festa che non era tradizionale ma che riporta in vita il senso del passato. I casellesi rivivono il passato (quello senza trebbiatrice) nella consapevolezza che, quella che oggi è un gioco un tempo era una faticosa realtà. Ciò che allontana il Palio dal rischio di essere una di quelle grossolane ricostruzioni storiche è proprio questo suo essere una manifestazione rurale all’interno di una comunità che è ancora fortemente rurale.

Per questo il Palio non è una festa non è eccessivamente “ricostruita”, ma vicina ad un passato recente e ad una sensibilità ancora viva, a differenza di altri esperimenti che finiscono per essere dei musei di storia vivente. Anche il Palio del Grano, in quanto ricostruzione, ha dei connotati teatrali, perchè di certo “recitano” un mietere a mano che non si fa più nella realtà.

Ma i partecipanti lo fanno con grande disinvoltura: molti del resto hanno smesso di mietere a mano solo qualche decennio fa, e la vita è ancora oggi fortemente caratterizzata dal lavoro della terra. Come dice il paesologo Franco Arminio: «Pensavo che il Palio del grano fosse una delle cose un po’ finte che fanno nelle estati paesane. E invece mi sono trovato dentro a una festa contadina semplice e possente, un piccolo miracolo rurale.

Non ho sentito in alcun momento della giornata il soffio della paesanologia. Vedere un vecchio modo di mietere senza che si producesse un’aria nostalgica. L’aria non era quella di una sagra, l’aria era quella di una nuova alleanza tra i contadini (che ci sono ancora) e i ragazzi delle città e dei paesi, che cominciano a guardare alla campagna perché sentono che il modello capitalistico non promette più nulla di buono. A Caselle in Pittari, dentro il Cilento, io ho visto qualcosa d’importante. Quello che ho capito è che le persone quando partecipano a una cerimonia che ha senso danno il meglio di loro stesse: l’ardore dei mietitori era commovente».

Ed è davvero in momenti di condivisione come questi che certi cinismi e nichilismi personali sembrano trovare una via di fuga in riti più grandi e antichi di noi, in luoghi dove i campi di grano non sono spazi sottratti al cemento.



CHE NE SAI TU DI UN CAMPO DI GRANO? (A scuola di agricoltura) La settimana del Palio è preceduta dal Camp di Grano, un percorso di “educazione rurale” ideato per avvicinarsi al giorno del Palio con le conoscenze necessarie ad una comprensione maggiore dell’evento. Per un paio di anni sono giunti a Caselle circa una trentina di giovani da tutta l’Italia, per passare insieme una settimana di vita sul campo dove si impara dagli antichi contadini cilentani l’arte delle mietitura tradizionale e di tutti i processi di lavorazione del grano.

Dal 2015 il Camp di Grano cambia volto e si presenta come una summer school, rivolta agli attori della rural social innovation: produttori, in particolar modo coinvolti nel recupero di antiche varietà di cereali, innovatori sociali impegnati nell’attivazione di comunità locali, e persone impegnate nell’organizzazione di filiere corte tra produttori e consumatori.


Per informazioni visita: Il Sito web dell'evento

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#Grano #Cilento #Educazione #Tradizione

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